Filtri fotografici: come usare polarizzatore, ND e graduati
Filtri fotografici: come usare polarizzatore, ND e graduati
Un filtro fotografico è una lastra di vetro o di resina che si mette davanti all'obiettivo per modificare la luce prima che arrivi al sensore. Nella fotografia di paesaggio i filtri più usati sono il polarizzatore circolare, i filtri a densità neutra (ND) e i filtri ND graduati. Ognuno agisce su un aspetto diverso della luce, quindi non sono intercambiabili.
Perché usare filtri fisici con il digitale
Molte correzioni che un tempo richiedevano un filtro oggi si fanno in post-produzione. Il bilanciamento del bianco, per esempio, ha reso superflui quasi tutti i filtri colorati di conversione. Altri effetti invece dipendono da quello che succede alla luce durante lo scatto. Un riflesso eliminato dal polarizzatore non viene mai registrato, mentre un riflesso già presente nel file si può solo attenuare o coprire. Allo stesso modo, un'esposizione di trenta secondi registra il movimento dell'acqua e delle nuvole in un modo che nessun software ricostruisce partendo da un singolo scatto a 1/125 s.
Con i filtri graduati la situazione cambia. La differenza di luminosità tra cielo e terreno si può gestire anche con il bracketing, cioè scattando più esposizioni da unire in post-produzione. Il filtro permette di ottenere lo stesso risultato in un solo scatto. Questo conta quando nella scena c'è qualcosa che si muove, come onde o rami, perché tra un'esposizione e l'altra la posizione cambia.
C'è poi una funzione più semplice. Un filtro trasparente o UV protegge la lente frontale da polvere, salsedine e impronte. Ogni vetro in più davanti all'obiettivo può però aumentare riflessi interni e flare, soprattutto in controluce.
Sistemi di montaggio
I filtri circolari a vite si avvitano sul filetto anteriore dell'obiettivo. Sono compatti e costano meno degli altri sistemi. Il limite è il diametro: un filtro da 77 mm va bene solo su obiettivi con filetto da 77 mm. Chi ha ottiche con diametri diversi può comprare i filtri per il diametro più grande e montarli sulle altre con anelli adattatori (step-up). Il contrario non funziona altrettanto bene. Un filtro più piccolo del filetto si monta solo con un anello riduttore (step-down), ma sui grandangoli è l'anello stesso a entrare nell'inquadratura e a scurire gli angoli dell'immagine.
I filtri a lastra sono quadrati o rettangolari. Scorrono dentro un portafiltri (holder) fissato all'obiettivo con un anello, quindi lo stesso holder si usa su ottiche diverse cambiando solo l'anello. È il sistema più pratico per i graduati, perché la lastra si può alzare o abbassare per far coincidere la sfumatura con l'orizzonte. In cambio è più ingombrante e richiede più tempo per il montaggio. Alcuni grandangolari spinti hanno la lente frontale sporgente e non hanno filetto. Per questi obiettivi esistono holder dedicati, di solito con lastre più grandi.
I sistemi magnetici usano un anello adattatore sottile avvitato all'obiettivo, su cui i filtri si agganciano per attrazione magnetica. Il cambio è più rapido rispetto alla vite, ma il costo è più alto.
Da sinistra: filtro a vite, holder con lastra, filtro magnetico.
A cosa serve il filtro polarizzatore
La luce riflessa da superfici non metalliche, come l'acqua, il vetro o le foglie bagnate, è in buona parte polarizzata. Significa che vibra soprattutto in una direzione. Anche la luce del cielo azzurro è polarizzata. Il polarizzatore lascia passare la luce che vibra in una direzione e blocca quella che vibra nella direzione perpendicolare. Ruotando la ghiera anteriore si sceglie quale componente eliminare, controllando l'effetto nel mirino o sullo schermo.
Sull'acqua il polarizzatore riduce il riflesso della superficie, quindi si vede il fondale di un torrente o di un lago poco profondo. Sulla vegetazione toglie il riflesso lucido delle foglie, soprattutto dopo la pioggia. Il verde risulta così più saturo. Nel cielo scurisce l'azzurro e le nuvole bianche risaltano di più.
L'effetto sul cielo dipende dalla posizione del sole. È massimo nelle zone a 90° rispetto al sole ed è quasi nullo guardando verso il sole o nella direzione opposta. Con un grandangolo spinto l'inquadratura comprende zone del cielo a distanze angolari diverse dal sole, per cui il polarizzatore produce una fascia più scura in una parte del cielo. In questi casi conviene ridurre l'effetto ruotando la ghiera oppure togliere il filtro.
Il polarizzatore assorbe anche una parte della luce, in genere tra uno e due stop. Il termine "circolare" non si riferisce alla forma del filtro. Indica un tipo di polarizzatore costruito per non interferire con l'esposimetro e con l'autofocus della fotocamera, cosa che invece può succedere con un polarizzatore lineare.
A sinistra senza polarizzatore il riflesso del cielo copre l'acqua, a destra con il polarizzatore si vede il fondale. Le due metà non mostrano lo stesso punto del torrente.
Filtri ND: tempi lunghi e calcolo dell'esposizione
Un filtro a densità neutra riduce in modo uniforme la luce che entra nell'obiettivo. In teoria non cambia i colori. Serve a usare tempi di scatto più lunghi, o diaframmi più aperti, di quelli che la luce disponibile permetterebbe.
La riduzione si misura in stop. Ogni stop dimezza la luce, quindi 3 stop la riducono a un ottavo. Il numero nel nome del filtro indica questo fattore: un ND8 lascia passare un ottavo della luce. Alcuni produttori usano invece la densità ottica (0,9 per lo stesso filtro). Nella tabella, la colonna «Da 1/30 s» indica il tempo con il filtro partendo da quell'esposizione senza filtro.
Per calcolare il tempo con un filtro ND si parte dall'esposizione corretta senza filtro e si raddoppia il tempo una volta per ogni stop di riduzione. Esistono app e tabelle che fanno il conto, ma il primo scatto va comunque controllato sull'istogramma, perché la densità reale di un filtro può discostarsi da quella dichiarata.
Con gli ND più scuri l'immagine nel mirino diventa troppo buia per comporre o mettere a fuoco. Conviene inquadrare e mettere a fuoco senza filtro, passare alla messa a fuoco manuale e solo dopo montare l'ND. Per pose di diversi secondi servono un treppiede stabile e un comando di scatto remoto, oppure l'autoscatto. Su molti obiettivi lo stabilizzatore va disattivato quando la fotocamera è sul treppiede. Sulle reflex va chiuso l'oculare del mirino durante le pose lunghe, altrimenti la luce che entra da dietro può falsare l'esposizione o lasciare aloni nell'immagine.
Quasi tutte le fotocamere in modalità manuale arrivano al massimo a 30 secondi. Con un ND1000 il limite si supera presto: un'esposizione di 1/15 s senza filtro diventa più di un minuto. Oltre i 30 secondi si passa alla posa B (Bulb), in cui l'otturatore resta aperto finché si tiene premuto il pulsante di scatto. Per non contare i secondi a mano si usa un comando remoto con timer, che apre l'otturatore e lo chiude allo scadere del tempo impostato. Alcune fotocamere hanno un timer per la posa B direttamente nel menu.
Molte fotocamere hanno anche una funzione di riduzione del rumore sulle pose lunghe. Dopo lo scatto la fotocamera registra un secondo fotogramma al buio della stessa durata e lo sottrae al primo per eliminare i pixel caldi. Con una posa di due minuti bisogna quindi aspettare altri due minuti prima di poter scattare di nuovo. Conviene tenerla attiva quando si fanno pochi scatti con il sensore caldo, per esempio d'estate. Va disattivata quando la luce cambia in fretta, come al tramonto, perché il tempo di attesa fa perdere i momenti migliori.
Alcuni ND, soprattutto ad alta densità, introducono una leggera dominante di colore. Di solito dipende dalla luce infrarossa. Il filtro la blocca meno della luce visibile, quindi con un ND molto scuro la quota di infrarosso che arriva al sensore aumenta in proporzione e l'immagine tende al rosso o al magenta. Nei filtri economici la schermatura dell'infrarosso è spesso meno efficace, per questo la dominante è più marcata. Si corregge con il bilanciamento del bianco.
A sinistra una cascata ripresa con un tempo breve, a destra con una posa lunga ottenuta con un ND1000.
ND variabili
Un ND variabile è formato da due polarizzatori sovrapposti. Ruotandone uno rispetto all'altro cambia la quantità di luce che passa, quindi la densità si regola in modo continuo entro un intervallo che dipende dal modello, per esempio da 2 a 5 stop. Un solo filtro sostituisce così diversi ND fissi.
È molto usato nel video, dove si vuole tenere fisso il tempo di otturazione e regolare l'esposizione senza cambiare filtro. Il limite si vede alle densità più alte, soprattutto con i grandangoli. L'oscuramento diventa irregolare e compare una croce scura che attraversa l'immagine, detta effetto X. Per le pose molto lunghe un ND fisso dà risultati più uniformi.
Filtri ND graduati
Un filtro ND graduato (GND) è scuro nella parte superiore e trasparente in quella inferiore, con una zona di passaggio tra le due. Si usa quando il cielo è molto più luminoso del terreno, come all'alba o al tramonto. Il filtro scurisce il cielo e lascia invariato il primo piano, così la differenza di luminosità rientra nella gamma dinamica del sensore. Le densità più comuni sono 0,3, 0,6 e 0,9, cioè 1, 2 e 3 stop.
La scelta dipende anche dal tipo di passaggio. Un graduato a transizione netta (hard) funziona con orizzonti piatti, come il mare. Uno a transizione morbida (soft) si adatta meglio a orizzonti irregolari, come una linea di colline. Il graduato inverso è più scuro al centro che in alto ed è pensato per il sole basso sull'orizzonte.
Per scegliere la densità si misura la luce del cielo e quella del terreno con l'esposimetro spot, poi si confronta la differenza in stop. Il limite del graduato è che scurisce tutto quello che supera la linea dell'orizzonte, per esempio alberi, campanili o montagne alte. In questi casi il bracketing dà un risultato più naturale.
Un graduato permette di esporre correttamente sia il cielo del tramonto sia gli scogli in ombra.
Usare più filtri insieme
I filtri si possono sovrapporre. Una combinazione frequente nel paesaggio è un polarizzatore con un ND per una posa lunga sull'acqua, a volte con l'aggiunta di un graduato per il cielo. Le riduzioni si sommano: un ND1000 con un polarizzatore che toglie un altro stop e mezzo porta la perdita totale a circa 11,5 stop.
Ogni filtro aggiunto mette un'altra superficie di vetro sul percorso della luce. Più filtri ci sono, più aumentano i rischi di flare e di riflessi tra una lastra e l'altra. Con i filtri a vite c'è anche un problema di spessore. Due o tre filtri avvitati uno sull'altro possono entrare nell'inquadratura di un grandangolo e scurire gli angoli. Gli holder a lastra riducono questo problema, perché le lastre scorrono in slot vicini e il polarizzatore di solito si monta in un alloggiamento dedicato.
Quali filtri comprare per iniziare
Un filtro economico può ridurre la nitidezza o aggiungere una dominante di colore difficile da correggere, soprattutto negli ND ad alta densità. Su un obiettivo di buona qualità conviene quindi un filtro in vetro ottico con trattamento antiriflesso. I filtri a lastra esistono sia in vetro sia in resina. La resina costa meno e pesa poco, ma si graffia più facilmente.
Per chi comincia, il primo filtro da considerare è il polarizzatore, perché il suo effetto sui riflessi non si ottiene in post-produzione.
Il secondo dipende da cosa si fotografa. Per l'acqua in movimento basta di solito un ND da 6 stop, mentre per pose di decine di secondi in pieno giorno serve un ND da 10 stop.
Il graduato è il filtro di cui si fa a meno più facilmente, a patto di usare il bracketing.
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Molte delle situazioni descritte in questo articolo le vivo durante i miei workshop e viaggi fotografici: le onde sulle scogliere della Spagna del Nord, le cascate dell'Islanda, i tramonti sulla laguna di Venezia e i Laghi di Plitvice in Croazia.
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